domenica 20 dicembre 2009

Il vertice di Copenhagen affonda?






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Copenhagen: Una volta, le Sette Sorelle decidevano le sorti del mondo, oggi, le Sette Nazioncelle, condannano il mondo al surriscaldamento globale. Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua, Costa Rica, Sudan e Tuvalu, impediscono l'accordo vincolante, da anni tanto atteso per la riduzione dei gas serra.

Questi piccoli e poveri paesi hanno impedito ieri, che l'accordo a porte chiuse tra le nazioni di tutto il mondo, diventasse, dopo anni di lavoro e discussioni, il Trattato di Copenhagen. L’assemblea “prende nota”, cioè non approva, quello che è stato deciso soprattutto da Usa, Cina, India, Brasile e pochi altri, e ingoiato contro voglia dagli europei, con l’eccezione di un apparentemente entusiasta Gordon Brown.

Così l'opposizione capitanata dalle piccolissime isole Tuvalu, hanno rinunciato oltre alla sottoscrizione del "Trattato di Copenhagen" anche ai benefici che il documento comprendeva, 30 miliardi nei prossimi tre anni e la promessa di beneficiare di 100 miliardi l’anno a partire dal 2020, con la motivazione: “I soldi messi sul tavolo per questo accordo sono, usando una metafora biblica, come 30 denari d’argento per tradire il nostro popolo. Signor presidente, il nostro futuro non è in vendita, noi votiamo contro”, così Tuvalu ha annullato il vertice e dopo di essi a valanga, anche il Venezuela: “Non si butta un accordo sul tavolo e si parte, non si può imporre un accordo: questo è un golpe contro la carta delle Nazioni Unite”. E poi ha votato contro la Bolivia, che si è detta “indignata per la metodologia usata” e determinata a “non votare a favore un documento di un piccolo gruppo di paesi che non ha l’autorità politica per imporre nulla”. Cuba che ha denunciato “l’imperialismo di un presidente che ha tentato di imporre un accordo scritto nelle segrete stanze” e via via, Costa Rica e Nicaragua, infine il Sudan, il suo capo delegazione Lumomba Di Ping ha tenuto un discorso durissimo nel quale ha paragonato il documento al genocidio e ha detto che “il documento condanna l’Africa a diventare una fornace”.

L'accordo c'è ma non è vincolante.

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